Per tante persone, se si pensa al Giappone, una delle prime cose che vengono alla mente sono i terremoti. Il paese del Sol Levante è tristemente famoso per la frequenza di terremoti e sciami sismici.

Nel corso della storia, i terremoti in Giappone hanno provocato ingenti danni fisici ed economici, ma allo stesso tempo hanno rappresentato (e rappresentano tuttora) una spinta ad un avanzamento tecnologico impressionante, e ad un senso di solidarietà e di aiuto reciproco in caso di bisogno tra la popolazione, rendendolo ad oggi uno dei posti più sicuri dove trovarsi in caso di terremoto. L’Italia, paese ad altissimo rischio sismico, dovrebbe prendere spunto e migliorare considerevolmente il suo approccio al problema, in modo da evitare (o perlomeno limitare) il numero e l’entità delle tragiche catastrofi che la colpiscono.

Cenni storici

Il Giappone è da sempre bersagliato da continue scosse e fenomeni sismici; ciò è dovuto all’infelice posizione geologica dell’arcipelago nipponico, che si trova esattamente sul “crocevia” dove si incontrano 3 diverse placche tettoniche. Le prime annotazioni e documentazioni attendibili riguardo ai terremoti in Giappone risalgono a quasi 1500 anni fa. Nei corsi dei secoli si è cercato di tenere nota dei vari terremoti, registrandone intensità, grado di devastazione e livello dei danni causati, senza però grande successo, vista la considerevole frammentazione del paese e della sua amministrazione. Solo a partire dal periodo della Restaurazione Meiji, il Giappone, tramite apposite commissioni e centri di ricerca, costruisce un catalogo dei terremoti passati e sviluppa un sistema di misurazione standard che è utilizzato ancora oggi, la scala Shindo (di cui parleremo più avanti).

La storia del Giappone è costellata di terremoti devastanti, e quelli su cui abbiamo più informazioni sono ovviamente quelli avvenuti nel 20° e 21° secolo, come il Grande Terremoto del Kanto, nel 1923, che rase al suolo buona parte di Tokyo e Yokohama, e  il Grande Terremoto dell’Hanshin, che causò ingenti danni alla zona di Kobe.

Il terremoto che però ci ha toccato più da vicino è sicuramente il Grande Terremoto del Tohoku (東北地方太平洋沖地震 Tōhoku-chihō Taiheiyō Oki Jishin), accaduto l’11 marzo del 2011. Fu uno dei terremoti più violenti mai registrati, di grado 7 (il massimo) sulla scala Shindo, e magnitudo di 9.1. Il terremoto in sé, con epicentro nell’Oceano Pacifico, a circa 70 km dalla costa giapponese, non causò molti morti; il responsabile di tanta distruzione, fu principalmente lo tsunami (津波, letteralmente “onda di porto”) generato appunto dal fenomeno sismico.

Una fedele rappresentazione grafica (e sonora) delle onde sismiche nei giorni del terremoto del Tohoku (e di altri terremoti in Giappone), puoi trovarla in questo video, che fa pensare (e intristire), e che da l’idea di che forze siano all’opera sotto la crosta terrestre.

Scala shindo

La scala Shindo: misurare i terremoti in Giappone

Come citato poc’anzi, la scala Shindo (震度, letteralmente “grado di scuotimento”), è una scala di misurazione e catalogazione dei terremoti, in uso in Giappone e a Taiwan. A differenza della scala Richter usata in altre parti del mondo (compresa l’Italia), che misura il grado di magnitudo di un terremoto (cioè la misura dell’energia sprigionata da un terremoto), la scala Shindo misura l’intensità, ossia la misura dello scuotimento che un terremoto ha in un determinato punto della crosta terrestre. La differenza sostanziale è che, se la misura dell’energia sprigionata viene espressa con un solo numero, quella dell’intensità varia a seconda del luogo in cui viene rilevata, quindi uno stesso terremoto potrà avere Shindo 2, 5, o 7 a seconda della posizione del rilevatore.

La scala ha 7 gradi principali (1 quello di intensità più lieve, 7 quello di intensità maggiore), con i gradi 5 e 6 suddivisi a loro volta in due (inferiore e superiore). Ad ogni grado viene associata una descrizione del “comportamento” di persone ed edifici, e un determinato “peak ground acceleration”, ossia la massima accelerazione del suolo indotta dal terremoto (misurata tramite accelerometri). Per vedere più in dettaglio i gradi della scala Shindo e le relative descrizioni, puoi visitare guardare la tabella sul sito della Japan Meteorological Agency.

Come combattere i terremoti

Nel corso dei decenni il Giappone ha investito massicciamente per sviluppare tecnologie e procedure che permettano di diminuire i potenziali danni causati da un terremoto, o da altri fenomeni naturali distruttivi, diventando così un paese molto sicuro.

Tecnologie antisismiche

La tecnologia edile giapponese è famosa in tutto il mondo. I giapponesi hanno sviluppato tecniche e materiali che permettono di aumentare considerevolmente la resistenza degli edifici in caso di eventi sismici. Da mega cuscinetti che assorbono le vibrazioni nelle fondamenta, a enormi ammortizzatori pieni di un particolare olio denso che controbilancia lo spostamento dell’edificio in caso di scossa, a isolatori sismici di vario tipo, gli edifici in Giappone, specialmente quelli pubblici (come le scuole), hanno implementato avanzate tecnologie antisismiche.

Earthquake Early Warning system 

Il sistema Kinkyū Jishin Sokuhō (緊急地震速報 ) prevede una diramazione di messaggi d’allerta in caso i sismografi e altri strumenti inizino a rilevare onde sismiche sopra un certo grado. Questi messaggi vengono diramati in vari formati, in TV, via radio e via telefoni cellulari, in modo da raggiungere quante più persone nel minor tempo possibile. Il sistema si è dimostrato negli anni un prezioso aiuto per salvare vite umane: un preavviso anche di pochi secondi permette alla popolazione di intraprendere azioni potenzialmente salva-vita (come mettersi sotto un tavolo, uscire di casa, allontanarsi da oggetti che potrebbero cadere ecc.).

Il tempo che passa tra la ricezione del messaggio d’allerta e l’arrivo della scossa dipende dalla posizione del ricevente rispetto all’epicentro del sisma: si va dai pochi secondi fino ad 1 minuto. Tutti i telefoni in Giappone devono per legge essere in grado di ricevere questi allarmi; gli allarmi vengono ricevuti anche se si è in modalità aereo o “notturna”, e sono dei veri e propri salvavita soprattutto se si sta dormendo (anche se a volte sono fonte di spavento incredibile, specie se suonano nel cuore della notte). Puoi sentire (e vedere) in questo video com’è l’allarme che riceviamo qui in caso di terremoti in Giappone.

Esercitazioni ed evacuazioni

In Giappone vengono spesso fatte esercitazioni anti-terremoto. I bambini vengono educati ad una cultura di “rispetto” e timore nei confronti dei terremoti, in modo da non sottovalutare mai il pericolo proveniente da essi. Le esercitazioni nelle scuole possono essere molto frequenti, anche una volta al mese. Ogni quartiere ha il proprio punto di fuga ed evacuazione, dove radunarsi in caso di terremoto. Questi punti di raccolta sono generalmente i campi da gioco delle scuole del quartiere, o parchi con ampi spazi, lontani da costruzioni che potrebbero crollare.

Se vivi in Giappone ma non sai dove si trova il punto di evacuazione del tuo quartiere (o quello più vicino a dove studi/lavori), puoi andare al municipio del tuo distretto e farti dare una mappa dei vari punti di raccolta e supporto. In aggiunta, è fondamentale iscriversi all’AIRE e dare i propri contatti all’Ambasciata Italiana in Giappone, così da poter ricevere supporto e aiuto anche dal nostro governo.

In diversi edifici comunali è inoltre possibile fare esperienze “dirette” di disastri naturali: stanze oscillanti che simulano terremoti di varia intensità, con tanto di arredamento che cade (fatto di materiali gommosi, ovviamente), sono una utile ed interattiva maniera di sperimentare e imparare cosa bisogna fare in caso di terremoti in Giappone.

Kit di sopravvivenza per i terremoti in Giappone

Kit di sopravvivenza

Il governo nazionale e quelli regionali consigliano agli abitanti di preparare un kit di emergenza, da poter prendere rapidamente in caso di evacuazione per i terremoti in Giappone. Ecco cosa dovresti preparare per essere pronto/a ad ogni evenienza:

  • Cibo e acqua per 3 giorni (cibo in scatola, o comunque non deperibile, barrette energetiche)
  • Kit medico portatile (con oggetti base come garze e bende, disinfettanti, cerotti, medicinali da banco)
  • Torcia
  • Radio portatile
  • Batterie e pile di scorta
  • Passaporto e/o altri documenti di identità
  • Soldi contanti
  • Fiammiferi/accendino
  • Calze e guanti spessi (in caso sia necessario farsi strada tra vetri rotti ecc.)
  • Informazioni per contatti di emergenza
  • Asciugamano, salviette umidificate
  • Un cambio per i vestiti

Ovviamente è consigliabile avere a portata di mano anche altre cose come sacco a pelo, teli isolanti, corda, coltellino svizzero ecc., ma l’importante è che queste cose non costituiscano un ostacolo ad una rapida evacuazione.

Nonostante l’alto numero di terremoti, il Giappone è paradossalmente il paese più sicuro dove trovarsi, in caso ce ne sia uno. La tecnologia antisismica e le procedure messe in piedi per salvare vite umane sono incredibilmente avanzate e molto rodate. 

Il Giappone è uno dei paesi più belli e sicuri al mondo, e la tua esperienza di vita e studio nella terra del Sol levante sarà indimenticabile!

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