In Occidente siamo abituati a percepire il saluto come qualcosa di arbitrario. Salutiamo distrattamente quando incontriamo qualcuno che conosciamo, e il più delle volte lo facciamo per una mera questione di abitudine. In Giappone, al contrario, i saluti sono parte essenziale di un rituale quotidiano legato all’etichetta e al buon costume, una vera e propria norma del codice comportamentale. Proviamo, dunque, a capire ciò che c’è alla base e l’importanza dei saluti in giapponese.

La cultura dei saluti in Giappone

Il termine aisatsu (挨拶) si traduce in italiano con “saluto”. In realtà, questa parola contiene uno spettro di sfumature di significato ben più ampio. Se “saluto” indica un gesto educato nei confronti di un terzo, aisatsu è invece quell’atto che si compie nei riguardi di una persona per riconoscerne la presenza in un luogo, farle capire che ci si è accorti di lei e che ha la nostra completa attenzione.

Saluti e cultura del rispetto sono, dunque, strettamente connessi tra loro. Proprio per questo l’aisatsu si compone di passaggi rituali precisi. L’inchino, ad esempio, e la postura delle mani ne sono una parte fondamentale. Anche la voce gioca un ruolo molto importante e, non a caso, fin dall’infanzia, i piccoli giapponesi vengono incoraggiati ad imprimere maggior energia e vigore possibili al proprio saluto.

Un rituale come l’aisatsu non poteva che richiedere un’attenzione particolare al linguaggio. La lista dei saluti in giapponese è, difatti, variopinta, ricca di espressioni legate a specifici ambienti, persone e circostanze. Uno scambio di saluti tra amici avrà delle caratteristiche differenti rispetto ai convenevoli che si è soliti scambiarsi tra colleghi in ambito lavorativo. È questo un punto a cui prestare molta attenzione, dal momento che ogni espressione ha un significato a sé che va assolutamente rispettato.

Saluti giapponesi di benvenuto

I tipi di saluti in giapponese

Vediamo una lista di saluti in giapponese, da usare nelle diverse fasce orarie e in differenti occasioni.

1. Ohayō (おはよう)

Questa espressione viene tradotta “Buongiorno”. In effetti, il significato è molto simile, sebbene ohayō abbia un limite d’orario differente. Si può, difatti, utilizzare solo fino alle 11 circa del mattino, limite oltre il quale suonerebbe del tutto fuori luogo. La spiegazione sta nell’etimologia del termine; ohayō si può scrivere col kanji 早, che vuol dire, tra le altre cose, “presto” in riferimento alla prima parte del giorno.

Si usa ohayō con parenti e amici stretti, quando li si incontra per la prima volta. Nella variante ohayō gozaimasu, si utilizza, invece, con tutte quelle persone esterne alla propria cerchia di conoscenze, come un compagno di scuola, un professore, un collega.

2. Kon’nichi wa (こんにちは)

Dalle 11 di mattina in poi si passa a kon’nichi wa, il più famoso dei saluti in giapponese, utilizzato fino alle 18 circa. Anche questo viene reso in italiano con “Buongiorno”, ma ha un significato molto più simile a “Che mi dici di oggi?”. Come ohayō, può essere utilizzato in tutti i tipi di situazioni, ad esclusione di incontri in ambienti formali, con colleghi e superiori.

3. Konban wa (こんばんは)

Dopo le 18, si ricorrere all’espressione konban wa. La traduzione più indicata per konban wa potrebbe essere “Buonasera”, ma come kon’nichi wa ha un significato letterale molto particolare. Essendo abbastanza formale, si usa per lo più con estranei e conoscenti alla lontana, mentre mai con la famiglia o i colleghi.

4. Sayōnara (さようなら)

Si tratta di un’espressione molto complessa, che viene spesso confusa con l’italiano “Arrivederci”. In realtà, saranno rare le volte in cui sentirai un giapponese usarla, poiché implica definitività nel distacco, possibilità che la separazione sia definitiva. Per separarsi, infatti, i giapponesi ricorrono ad altri tipi di espressioni. Tra amici, sono molto comuni bai-bai (バイバイ), jaane (じゃあね) e mata ne (またね), mentre espressioni come de wa (では) con chi si ha meno confidenza.

5. Oyasuminasai (おやすみなさい)

Si usa per dare la buonanotte.

6. Ittekimasu/itterashai (いってきます/いってらしゃい)

Queste due espressioni si usano per salutarsi quando un membro del gruppo è in procinto di uscire di casa o di allontanarsi per un breve periodo di tempo. Ittekimasu significa, infatti, “Vado e torno”, mentre itterashai ha l’accezione di “A dopo”.

 7. Tadaima/okaerinasai (ただいま/おかえりなさい).

Al contrario, tadaima e okaerinasai si usano quando il membro separatosi dal gruppo fa ritorno. Tadaima può tradursi come “Sono tornato”, mentre la sua controparte, okaerinasai, corrisponde a “Bentornato”.

 8. Osewa (お世話、おせわ)

Si usa questa espressione, nella sua forma completa osewa ni natte orimasu (おせわになっております), per salutare un collega o un cliente quando si riceve una telefonata di lavoro.

9. Otsukaresama desu (お疲れ様です、おつかれさまです)

Questo saluto è fondamentale nell’ambiente di lavoro giapponese. Rientra nella categoria dei cosiddetti intraducibili e si utilizza ogni volta che, in ufficio, ci si imbatte in un collega o un superiore. Viene usato nel corso dell’intera giornata, incluso il momento in cui si lascia l’ufficio.

Come avrai capito, rispetto ed educazione sono fondamentali in Giappone, e che tu sia interessato a vivere un’esperienza come turista, studente o lavoratore, il primo passo per l’integrazione sociale sono le basi della lingua. C’è sempre qualcosa da imparare, perché i convenevoli coi giapponesi non bastano mai. Non aver paura di abusarne!

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