Se sei stato anche per un breve periodo in Giappone o hai semplicemente fatto un po’ di ricerca su internet, avrai notato che quasi tutti i giapponesi posano con l’indice ed il medio alzato, formando l’inconfondibile segno della V. Questo gesto delle dita a V è ormai diventato così comune in Giappone, da far pensare che faccia parte della cultura nipponica da secoli, ma non è così. Le sue origini non vanno oltre la fine del 1960, ed il segno a V ha avuto una forte diffusione solo alla fine del 1980.

Jun Inoue signe v

V come vittoria

Nell’immaginario comune, il gesto delle dita a V, è legato al significato di vittoria o vincere. Il primo che lo utilizzò pubblicamente fu il Primo Ministro britannico Winston Churchill, come segno della vittoria degli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Fu con questo significato che il segno a V raggiunse il Giappone ed iniziò lentamente a diffondersi tra la cultura popolare.

Una delle sue prime apparizioni si ha alla fine degli anni 60, in un anime sul baseball chiamato Kyojin no Hoshi (巨人の星, La stella dei Giants). In una scena, si vede il padre del protagonista che arriva appena in tempo per salutare il figlio in partenza per un importante partita. Essendo un uomo di poche parole, il padre alza solamente l’indice ed il medio in direzione del figlio, come augurio di vittoria.

Il legame tra il segno a V e la vittoria è ancora più evidente in un altro manga sportivo, poi diventato serie TV nei primi anni 70, intitolato Sain wa V (サインはV, Il segno è la V). Il manga era liberamente ispirato alla nazionale femminile di pallavolo giapponese, che nel 1964 aveva conquistato l’oro olimpico a Tokyo.

V come pace

La fine degli anni 60 e gli inizi degli anni 70 segnano, però, anche la nascita dei movimenti hippie in America e del messaggio di pace ed amore a loro collegati. Tra i loro maggiori esponenti, c’erano John Lennon e la moglie Yoko Ono. I due furono spesso immortali nella posa del delle dita a V non più usato come segno di vittoria, ma come emblema di pace e queste immagini fecero il giro del mondo, raggiungendo anche il Giappone.

Sebbene furono loro gli apri pista, è grazie a Janet Lynn e Jun Inoue che il gesto della V divenne sempre più popolare. Janet Lynn era una pattinatrice su ghiaccio statunitense, che nel 1972 prese parte alle olimpiadi invernali di Sapporo. Sebbene fosse la favorita per l’oro, una brutta caduta le costò la medaglia, ma la positività e il sorriso con cui affrontò la sconfitta, la fecero diventare un’eroina in Giappone, tanto da apparire in diverse riviste giapponesi e tornare in Giappone per tour promozionali. Si dice che durante questi tour, fosse solita firmare gli autografi con la scritta “love and peace” (lett. pace e amore) e farsi immortalare nella posa delle dita a forma di V.

Tuttavia, quello che ebbe più influenza nella diffusione del segno a V fu Jun Inoue, leader della rock band giapponese The Spiders. Inoue fu l’uomo immagine per le macchinette fotografiche Konica e in una pubblicità del 1972 venne fotografato sorridente, con la macchinetta in una mano, mentre con l’altra faceva il segno della V. Intervistato sul perché del gesto, Inoue rispose che, durante i recenti tour in America e Regno Unito, aveva visto molto giovani farlo e ritenendola una posa trendy, aveva deciso di imitarla.

Fille faisant signe v

Altre teorie ed il segno a V ai giorni nostri

Un’altra teoria è legata al fatto che il numero due è pronunciato in giapponese come ni, e la pronuncia di questo suono farebbe apparire un sorriso naturale in volto. Si ritiene quindi che molti fotografi durante gli scatti, mostrassero alle modelle l’indice ed il medio alzato per farle pronunciare il “ni”, ed ottenere un sorriso naturale. Le modelle in seguito, avrebbero iniziato ad imitare il gesto dei fotografi ritenendolo kawaii (carino) ed un ottimo metodo per far risaltare i tratti del volto.

Effettivamente, il segno a V ha riscosso un maggiore successo tra il pubblico femminile, tanto che sono presenti diverse varianti, spesso basate sull’età. Le ragazze dai 15 ai 25 anni solitamente fanno o una V rovesciata ed orizzontale, oppure una doppia V con le mani vicine alle guance. Le trentenni, invece, tendono a fare il segno all’altezza dello stomaco, quasi nascondendolo. Infine le over- quaranta, alzano entrambe le mani al cielo, mostrando il segno a V.

Anche se negli ultimi anni questo gesto è caduto un po’ in disuso tra i giovani, e ci sono alcune apprensioni legate alla possibilità del furto delle impronte digitali, le dita a V nelle foto sono ancora molto popolari tra i giapponesi e continueranno ad esserlo ancora per molto. Quindi nella prossima foto, sfodera il tuo miglior sorriso e fai vedere la tua V!

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