Quando si pensa alla musica giapponese, probabilmente la prima immagine che affiora alla mente è quella dei moderni gruppi J-pop e idol annesse, diventati famosi in tutto il mondo negli ultimi decenni anche grazie alla diffusione della cultura pop nipponica. Il Giappone però è anche un paese con una ricca storia musicale tradizionale, ed in questo caso lo strumento che fa la parte del leone, insieme allo shamisen, è rappresentato dai taiko (太鼓), i famosi tamburi giapponesi.

Antica illustrazione dei tamburi giapponesi

Dalle guerre al teatro

Gli strumenti a percussione rappresentano, per tanti popoli e tante culture, il primo “incontro” con la musica (a parte ovviamente la voce umana). I tamburi, o comunque le loro versioni arcaiche, sono l’unico strumento musicale presente in tutte le culture del mondo, grazie alla loro “semplicità” (per iniziare bastano un bastoncino e una superficie da percuotere), e ai loro innumerevoli potenziali utilizzi.

In Giappone, fin dall’antichità, tamburi e strumenti a percussione venivano utilizzati nelle occasioni più disparate: per incitare i guerrieri in battaglia, per comunicare tra villaggi o zone diverse, per spaventare corvi e altri uccelli che mettevano a rischio le sementi nei campi, o durante i matsuri, le festività tradizionali, e le rappresentazioni teatrali di kabuki.

Importati in Giappone inizialmente dall’Asia continentale, nel Paese del Sol Levante le tecniche di costruzione e di utilizzo dei tamburi vennero affinate, creando uno stile unico e autoctono. Si creò quindi una ricca e approfondita tradizione percussiva , trasmessa oralmente, con scuole che tramandano tutt’oggi tecniche e ritmi ai propri studenti, attraverso le generazioni.

Tipologie

Il termine taiko è generalmente utilizzato per indicare tutti i tamburi giapponesi. Ovviamente ci sono varie tipologie di tamburo, che differiscono a seconda della forma, del materiale con cui vengono costruiti, e per l’utilizzo che ne viene fatto. In questo articolo ci soffermeremo dunque sulle due tipologie principali dei tamburi giapponesi: nagadō-daiko (chiamati comunemente wadaiko 和太鼓, al di fuori del Giappone) e tsuzumi (鼓).

Wadaiko

I wadaiko sono probabilmente la tipologia di tamburo più famosa: di varie dimensioni (si va dai 30 cm di diametro per i ko-daiko, fino ai 180cm degli ō-daiko), e materiali, hanno la caratteristica forma a “barile” con doppia pelle (alle due estremità). Vengono percossi con pesanti bacchetti in legno, più larghe e più lunghe delle moderne bacchette per batteria, chiamate bachi (撥). Sono utilizzati in diversi contesti, specialmente durante i matsuri e le feste di villaggio).

Tsuzumi

A differenza dei wadaiko, gli tsuzumi hanno una forma a clessidra. Sono di varie dimensioni, e vengono utilizzati spesso nel teatro Noh e Kabuki. Generalmente di dimensioni contenute, sono strumenti “portatili”: i suonatori se li legano al corpo con cinghie e cinture (al contrario dei wadaiko, dove in generale le dimensioni e il peso del tamburo rendono necessario l’utilizzo di sostegni a terra per poterlo suonare).

Lezione tamburi giapponesi

Tamburi giapponesi nel mondo

Come detto, i tamburi giapponesi hanno una storia millenaria, profondamente legata alla quotidianità e alla cultura nipponica nel corso dei secoli. La loro “fama” nel mondo però è storia recente: è infatti a partire dagli anni ‘50 del XX° secolo che questo tipo di strumentazione e di musica viene fatto conoscere alle masse degli altri paesi.

In quegli anni si sviluppa un nuovo tipo di ensamble, mutuato dai matsuri tradizionali: i cosiddetti kumidaiko (組み太鼓 insieme di tamburi), gruppi di 5-10-20 suonatori (o più), che rivisitano repertori tradizionali, coniugandoli a performance di grande impatto. Gruppi tradizionali come i Kodò hanno raggiunto fama mondiale, facendo tuttora, tutti gli anni, tour e concerti all’estero, aiutando dunque a divulgare e far conoscere un importante aspetto della cultura giapponese. Se posso permettermi una parentesi personale, se ne hai l’occasione ti consiglio vivamente di andare ad uno dei loro concerti: ho avuto la fortuna di vederli (e sentirli) dal vivo 3 volte, e annovero quei concerti tra i più belli ed emozionanti a cui abbia mai assistito.

Anche in Italia sono nati alcuni gruppi kumidaiko (come i Kyoshindo), che si impegnano a fari conoscere i Taiko tramite concerti, performance e workshop.

In caso tu fossi tipo interessato/a a questo di performance, puoi frequentare una delle nostre vacanze studio in Giappone: nel nostro corso Traditional Japan in infatti è inclusa un’attività culturale per imparare a suonare i taiko con dei veri sensei giapponesi (che faranno una mini-esibizione al termine dell’attività)!

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