Ci sono luoghi dove la mezzanotte segnala l’inizio di qualcosa. Cenerentola è già a letto quando il quartiere Golden Gai si desta. Si mette in ghingheri e i suoi vicoli risplendono nella notte che ammanta di mistero il quartiere del tempio Hanazono nel cuore di Shinjuku.

La zona di Shinjuku colpisce per le insegne sfavillanti e i palazzi svettanti della city, che pullulano di persone a tutte le ore del giorno. La vita notturna, però, si sposta nei quartieri popolari, primo fra tutti quello che è ritenuto il più animato e chiacchierato: Kabukichō. Separato al suo interno spazialmente e simbolicamente, esiste un reticolo di vicoli che ospita piccoli locali e snack bar. In tale luogo, per la sua unicità, si concretizza l’idea di una città dentro la città: Golden Gai.

Strada di Golden GaiCopyright © Rodolphe Miez

La storia 

La storia del quartiere Golden Gai (新宿ゴールデン街) comincia con un trasferimento. Nel dopoguerra, a ridosso del lato est della stazione di Shinjuku, si era sviluppato un mercato di contrabbando chiamato Shinjuku Māketto.

In realtà non si trattava esclusivamente di un luogo per la compravendita di oggetti, ma vi si trovavano anche numerose bancarelle di cibo: con il passare del tempo, si costituì un vero e proprio quartiere dedicato al consumo di piatti pronti e alcolici: esso fu smantellato nell’anno 24 dell’epoca Showa (1949) e le varie attività vennero trasferite nel quartiere di Kabukichō, in una zona che ha assunto il nome attuale di “Golden Gai”.

Partito in sordina per via dei numerosi controlli della polizia tesi a verificare il rispetto dei locali alle normative vigenti in fatto di sicurezza delle strutture e di integrità delle attività che vi si svolgevano, si è progressivamente trasformato in un punto di ritrovo per scrittori, registi e creativi in genere.

Maneki neko a Golden GaiCopyright © Rodolphe Miez

L’interesse dei media

Il primo riferimento al quartiere Golden Gai da parte dei media avvenne quando Ryuzo Saki e Kenji Nakagami, vincitori rispettivamente dei premi letterari Naoki e Akitakawa, vennero annoverati come clienti fissi di alcune taverne del quartiere. Di lì in avanti l’affluenza dei visitatori non ha fatto che crescere e fra gli avventori hanno fatto la loro comparsa anche i turisti stranieri, attratti dall’atmosfera misteriosa del luogo e dalla varietà dei locali che costellano i vicoletti di Golden Gai. Gli edifici che ospitano i numerosi snack bar e le taverne colpiscono perché si tratta delle strutture originarie che, se da un lato stupiscono per la loro fatiscenza rispetto ai moderni palazzoni che caratterizzano la restante parte di Shinjuku, dall’altro contribuiscono ad alimentare il fascino retrò e bohemien della zona.

Nel 2016 il quartiere Golden Gai è stata teatro di un incendio che ha portato alla distruzione di dieci delle circa trecento attività registrate nel quartiere, ma che, fortunatamente, non ha causato danni rilevanti a persone. Attualmente le attività proseguono a gonfie vele e la zona ha ritrovato la sua vivacità.

L’esperienza di una notte

Entrare in uno dei bar o delle taverne di Golden Gai è un’esperienza imperdibile per chi si trova a Shinjuku la sera e vuole bere qualcosa.
 I locali sono piccolissimi e normalmente i posti si limitano a 5 o 6 sgabelli che circondano il counter dove vengono serviti bevande e snack. L’atmosfera è quindi molto intima e presuppone la volontà, per chi sceglie questa location per trascorrere la serata, di comunicare con gli altri avventori. Ci si muove pertanto quasi sempre in piccoli gruppi alla ricerca di un posto non ancora affollato o anche da soli, per fare nuove conoscenze. Complice l’alcol e le dimensioni dei locali, infatti, i giapponesi che frequentano Golden Gai sono straordinariamente affabili.

I gestori dei locali come abili prestigiatori seducono gli astanti ad abbandonarsi al piacere di una bevanda alcolica: i locali si diversificano in base alla musica e agli arredamenti tutti ricercatissimi e curati fino al minimo dettaglio. Coesistono così a pochi metri di distanza il localino che echeggia al fascino spagnoleggiante del flamenco e il classico karaoke con canzoni nostalgiche da cantare a squarciagola fino a perdere la voce. Attenzione a quelli che applicano una tariffa fissa all’ingresso oltre al costo dell’ordinazione.

La vita pulsa frenetica, gli avventori si spostano di bar in bar fino alle prime luci del mattino alla ricerca dell’atmosfera che più si adatta al loro umore del momento. Non esiste treno o taxi che tenga alla tentazione di abbandonarsi agli eccessi della città nella città. Il quartiere Golden Gai è il luogo dove si stemperano le tensioni della metropoli e si recupera la dimensione umana.

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