Sei sei un amante dell’alcool e delle bevute, il Giappone è un paese che non ti lascerà sicuramente deluso. Con un’enorme e variegata opzione di alcolici, spesso a prezzi modesti, tra cui poter scegliere, il paese nipponico sembrerebbe proprio un paradiso dei bevitori. Tuttavia, l’alcool e le usanze giapponesi ad esso collegate possono riservare alcune sorprese. Vediamo in cosa consiste la cultura del bere in Giappone.

Birra

La regina degli alcolici in Giappone è senza dubbio la birra. I giapponesi risultano molto patriottici in questo campo e, sia nei ristoranti che nei bar, vi sarà servita quasi esclusivamente birra giapponese. Anche se per un palato europeo, potrebbero sembrare lievemente leggere e non particolarmente saporite, le birre prodotte da compagnie come l’Asahi, la Sapporo o la Kirin non hanno nulla da invidiare a quelle prodotte nel nostro paese. Inoltre, negli ultimi anni, si sta sempre più affermando il fenomeno delle birre artigianali e il Kansai è uno delle zone più attive.

Nihonshu

L’alcolico che richiama subito alla mente il paese del Sol levante è sicuramente il nihonshu (日本酒, lett. liquore del Giappone), vino di riso che noi chiamiamo erroneamente sakè. La leggenda narra che prima della scoperta della spora per trasformare l’amido del riso in saccarosio, il nihonshu veniva prodotto masticando i chicchi di riso che poi venivano sputati e lasciati fermentare.

Questo liquore prendeva il nome di kuchikamizake (口噛み酒, lett. liquore masticato in bocca) e tale operazione veniva fatta affinché gli enzimi della saliva avviassero il processo di trasformazione dell’amido. Anche il nihonshu, come il vino, può essere di alta qualità o di bassa qualità. Uno dei modi per capire se stiamo bevendo un buon nihonshu è vedere la percentuale di raffinatura del chicco di riso. In parole povere, più la parte esterna del riso viene rimossa, lasciando solamente il cuore d’amido, più sarà pregiato.

Il nihonshu si può bere in Giappone solitamente in due modi. In primavera ed estate si beve hiyashi (冷やし), cioè freddo, mentre, con l’arrivo dei mesi invernali, i giapponesi preferiscono l’atsukan (熱燗), il nihonshu riscaldato.

Shochu

Altro tipico distillato giapponese è lo shochu (焼酎) che può essere prodotto dalla distillazione di vari ingredienti. Quello più bevuto è lo shochu di patate, conosciuto come imojochu (芋焼酎) prodotto principalmente nell’area del Kyushu. Lo shochu ha una gradazione alcolica leggermente più elevata del nihonshu e si aggira di solito intorno ai 25 gradi. Solitamente, si beve o rokku (ロッ ク) cioè con il ghiaccio oppure mizuwari (水割り), allungato con dell’acqua. Visto il sapore molto forte è spesso considerato un drink da ossan (オッサン), una simpatica maniera per chiamare gli anziani in Giappone.

Umeshu e Chuhai

Per i palati un po’ più delicati consiglio di provare l’umeshu (梅酒) un vino di prugna dolciastro dalla bassa gradazione alcolica, molto apprezzato dal pubblico femminile. Altro drink molto in voga tra il gentil sesso è il chuhai (チューハイ), una bevanda a base di shochu a cui si aggiunge ghiaccio e vari sciroppi al gusto di frutta, tra i quali mango, ananas, pesche ecc.

Whisky

Infine, se sei amante del whisky, sappi che il Giappone è rinomato per avere alcuni dei single malt migliori al mondo, come lo Yamazaki della Suntory oppure lo Yoichi della Nikka, che però possono essere leggermente costosi. I whisky più economici si consumano solitamente sotto forma di haibōru (ハイボール), che è una versione giapponesizzata del classico whisky&soda.

Regole del bere in Giappone

Seppure non così rigida, anche quando si tratta di bere in Giappone c’è un’etichetta da seguire. Più che delle vere e proprie regole, comunque, sono più simili ad una serie di usi e costumi intrinsechi alla cultura giapponese e conoscerli può solo che aiutarti.

  1. Mai versarsi da bere da soli

In Giappone servirsi da bere da soli non è visto di buon occhio e può dare una brutta impressione ai presenti. Per questo motivo si lascia che sia un altro a versarti da bere nel tuo bicchiere e poi si ricambierà il gesto. Nelle cene di lavoro è consuetudine che i subordinati lo facciano per i loro superiori.

  1. Non bere prima degli altri

Come in Italia, anche in Giappone bere prima che tutti gli altri abbiano ricevuto la propria bevanda è considerata maleducazione. Quindi, prima di avventarti sulla tua bella birra ghiacciata, controlla che tutti gli altri siano stati serviti.

  1. Al primo giro, si ordina tutti lo stesso drink

Anche questa è un’altra regola non scritta, ma in Giappone al primo giro si tende ad ordinare tutti la stessa cosa, che è solitamente un bel boccale di birra. Comunque non preoccuparti troppo, se vuoi ordinare qualcosa di diverso sei libero di farlo.

  1. Kanpai!

Ogni bevuta che si rispetti inizia con un bel brindisi. In Giappone la parolina magica che devi ricordarti è kanpai (カンパイ), da gridare non appena farai tintinnare il tuo bicchiere con quello degli altri. Inoltre è consuetudine alzarsi in piedi quando si brinda, per poter fare cin cin anche con le persone più lontane. Fai attenzione a non usare la parola Cin-cin durante un brindisi in Giappone. In giapponese, infatti, richiama facilmente la parola cincin (ちんちん) che nel linguaggio infantile indica il pene.

  1. Non si beve dalla bottiglia

Neanche in Italia è una bellissima cosa da fare, ma bere dalla bottiglia in Giappone è una cosa abbastanza scortese, per due motivi principalmente. Primo, se bevi direttamente dalla bottiglia manda all’aria l’idea del servirsi da bere reciprocamente. Secondo, i drink sono fatti per essere condivisi e se bevi dalla bottiglia stai dando il messaggio che quello che stai bevendo è solo per te.

Persona ubriaca che dorme sull'asfalto

Nominication

Bere in Giappone è soprattutto un momento comunitario, che serve per conoscere meglio i nuovi compagni di classe, gli amici del circolo di baseball o i colleghi di lavoro. Nelle aziende in particolar modo, andare a bere con i compagni di lavoro e superiori dopo una giornata lavorativa è considerato come un tacito requisito per il buon andamento della compagnia. Infatti nell’ambiente informale di un bar o di un ristorante e di fronte ad un boccale di birra, tutte le gerarchie e le ritualità che intercorrono tra superiori e dipendenti scompaiono e si può parlare e scherzare liberamente.

Questo tipo di fenomeno è stato definito come nominication (飲み二ケーション), una crasi tra il verbo giapponese nomu (飲む, bere) e la parola inglese communication. La nominication è stata, ed è ancora, considerata un tassello importante nelle aziende giapponesi che la considerano come il collante che lega tra loro i vari membri di una ditta.

Come tutte le cose, ahimè, anche il fenomeno della nominication ha i suoi scheletri nell’armadio. In primis, rifiutare di prendere parte ad una bevuta con i colleghi è spesso visto come un gesto di scortesia contro i colleghi e contro la stessa azienda. Quindi, non importa quali impegni uno abbia, bisogna andare. Anche rifiutare di bere un altro bicchiere di birra o nihonshu oppure astenersi del tutto dal bere non è permesso. Senza la presenza del lubrificante sociale che è l’alcool, infatti, il processo di nominication non può prendere piede e quindi molti nuovi assunti si trovano costretti a bere contro voglia con conseguenze simili a quelle dell’immagine sopra.

Tuttavia questi avvenimenti rimangono strettamente legati agli ambiti lavorativi e, più marginalmente, a quelli universitari e in questi ultimi anni ci sono state molto campagne contro l’abuso della nominication. Per il resto, bere in Giappone ed in compagnia di giapponesi è un’esperienza divertentissima che ti lascerà sicuramente dei bellissimi ricordi e ti permetterà di consolidare amicizie o crearne di nuove.

KANPAI!

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